CALCIO CRIMINALE: SE NE PARLA SUL SETTIMANALE PAGINA 99

Sul numero di questa settimana di Pagina 99, intitolato “Il calcio lava più bianco” si parla di “Calcio criminale” e dell’audizione che ho svolto in Commissione parlamentare antimafia. Ringrazio il giornale per questa attenzione, in particolare Samuele Cafasso

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LA MAFIA CHE NON SI VUOLE VEDERE

di Isaia Sales, Il Mattino, 25 marzo 2017

Che le mafie italiane siano fortemente interessate al mondo del calcio è cosa ampiamente dimostrata. Si possono leggere al riguardo numerose inchieste e sentenze della magistratura, o i documentatissimi libri di Raffaele Cantone (“Football clan”, Rizzoli) e di Pierpaolo Romani (“Calcio criminale”, Rubbettino). Pochi anni fa la fortunata trasmissione televisiva di Rai Tre “Sfide” ha dedicato alla questione mafiosa nel calcio un’intera puntata. Che la ‘ndrangheta calabrese, poi, stia perseguendo nell’Italia settentrionale gli stessi interessi economici e sociali caratteristici dei suoi insediamenti nelle regioni del Sud (e tra questi il calcio) è altrettanto riscontrabile in diversi atti giudiziari. Ma che al Nord si continui a sottovalutare tutto ciò, e anzi a minimizzarlo, non fa che confermare l’imbarazzo e la difficoltà delle classi dirigenti settentrionali (compresi gli Agnelli) di fare i conti pienamente con la questione mafiosa nei loro territori. La Commissione nazionale antimafia fa benissimo ad occuparsene. E Rosy Bindi è stata molto efficace nell’incalzare l’avvocato della Juventus, Luigi Chiappero: < Ci preoccupa che venga negato il fenomeno, che voi lo neghiate, il fenomeno c’è, esiste. Nessuno può ritenersi immune da tentativi di infiltrazione e condizionamento da parte di poteri criminali: dall’ordine pubblico ai rapporti con i tifosi, al bagarinaggio, al riciclaggio del danaro sporco fino alle scommesse».
Al di là della specifica vicenda Juventus, la questione mafiosa nel calcio si esplicita attraverso partite truccate, campionati falsati, gestione diretta delle scommesse, lecite e illecite, riciclaggio di denaro sporco, bagarinaggio, estorsioni mascherate da sponsorizzazioni, minacce a giocatori, allenatori e dirigenti, utilizzo delle tifoserie come massa di manovra per operazioni oscure, controllo dei servizi e delle attività interne ed esterne agli stadi.
In diverse altre occasioni il calcio italiano è stato coinvolto in fenomeni ampi di corruzione legati alle scommesse clandestine, alle partite truccate, al condizionamenti degli arbitri. Sono stati arrestati calciatori famosi e meno famosi, in carriera o a riposo, di serie A e di serie minori, e le indagini hanno lambito in tre momenti diversi calciatori della nostra Nazionale, allenatori di grandi squadre, presidenti e dirigenti di titolate società sportive. Ma oggi siamo di fronte a qualcosa di più e di diverso rispetto alle vicende di “Calciopoli”. In sintesi la situazione è la seguente: 1) il mondo del calcio è al centro di operazioni di riciclaggio del denaro delle mafie italiane e della criminalità organizzata straniera, liquidità proveniente in gran parte dal traffico di droghe; 2) la liberalizzazione delle scommesse sportive ha spinto le mafie ad investire e controllarne una parte delle Agenzie, proliferate oltre ogni limite; 3) attraverso il mondo del calcio si consolidano le relazioni dei mafiosi con il mondo imprenditoriale e con la politica locale; 4)si è fatta più ampia la parte di tifoseria controllata da esponenti di alcuni clan, circostanza che se non rappresenta una novità al Sud lo è sicuramente nel Centro-Nord. Il calcio “a condizionamento mafioso” è una realtà evidente, e rappresenta un pericolo serio e concreto , sia per chi opera onestamente nel settore sia per chi è sinceramente innamorato di questo gioco.
Prendiamo in esame i primi due punti. Ancora in Italia non ci si rende pienamente conto di quante risorse le mafie abbiano a disposizione grazie al controllo del traffico delle droghe. Ci sono nel mondo 250 milioni di consumatori occasionali e ben 25 milioni di tossicodipendenti . Si tratta del secondo commercio più redditizio del globo, dopo quello del petrolio. Un’attività economica che non ha pari per profitti con nessun’altra merce legale e illegale. Le mafie italiane non sono state mai così ricche come oggi, e il riutilizzo di queste straordinarie disponibilità di liquidi rende molti settori economici (soprattutto quelli che hanno bisogno di grande circolazione di denaro) permanentemente esposti. Fino a quando le disponibilità di ricchezza criminale è a questi altissimi livelli, nessun settore economico può dirsi fuori dalle attenzioni mafiose. Il reddito illecito rappresenta una ricchezza potenziale, o meglio inerte, fino a quando non viene ripulito. Senza riciclaggio il reddito illegale-criminale ha un valore minore. Ecco perché il mondo del calcio è preso di mira, insieme al modo delle scommesse strettamente legato ad esso. Inoltre, dal tempo del gioco della schedina al totocalcio, il campo delle scommesse è radicalmente cambiato. Poter scommettere liberamente su tutti gli eventi sportivi ha aperto un immenso campo di interessi per la malavita, a partire dai clan mafiosi. Soprattutto i clan camorristici e quelli ‘ndranghetisti si sono specializzati nel settore. Oggi si può scommettere su almeno trenta diverse combinazioni di risultati su ogni singola partita: chi segnerà per primo, quanti goal nel primo tempo, quanti nel secondo, etc. Si può addirittura scommettere on line, cioè mentre le squadre stanno ancora giocando. E dunque le possibilità di imbrogli sono aumentate, così come le tentazioni. Non dimentichiamo che il clan Lorusso fu sospettato di aver condizionato la partita Napoli-Parma nel 2010, che la squadra partenopea (in corsa per la Coppa dei campioni) perse dopo un brillantissimo primo tempo, e con a bordo campo (con una pettorina dell’organizzazione interna allo stadio) il figlio del boss. Nel secondo tempo furono registrate numerosissime scommesse anomale.
Ma le mafie nel calcio confermano una tendenza ormai generale: laddove c’è corruzione diffusa, prima o poi arrivano i mafiosi. Se il mondo del calcio resterà fortemente condizionato dalla corruzione, difficilmente potrà evitare il condizionamento mafioso.
La situazione è sicuramente recuperabile, ma a due condizioni: che i principali esponenti del mondo del calcio italiano affrontino di petto la questione, senza negarla o minimizzarla, e che si assumano contromisure radicali. Tutte quelle adottate dopo”Calciopoli” non si sono affatto mostrate in grado di frenare la corruzione e meno che mai di tutelare il calcio dalle attenzioni mafiose. Chi è primo in classifica, sia anche primo nell’affrontare seriamente il problema, perché si può vincere nel calcio giocato e perdere la partita che le circostanze storiche e di contesto possono porti di fronte. Nel 1983 a Torino fu ammazzato il capo della procura Bruno Caccia da parte della ‘ndrangheta e la società torinese a tutti i livelli volle escludere qualsiasi relazione di quell’omicidio con la presenza mafiosa al Nord. Non si faccia lo stesso errore oggi di sminuire quanto è successo nel rapporto tra ‘ndranghetisti e dirigenti del più blasonato club di calcio italiano, ben al di là degli aspetti giudiziari del caso.

Mafie, sport e calcio. Incontro a Nichelino il 6 marzo

Lunedì 6 marzo, a Nichelino, presso il centro sociale N. Grosa (via Galimberti 3) parteciperò al dibattito intitolato “Mafie, sport e calcio. Dalla Serie A alle giovanili, storia di un calcio criminale?” insieme a: On. Davide Mattiello (Commissione p. antimafia), Assessore Diego Sarno, Referente regionale di Libera per il Piemonte, Maria J. Fava.